Fu-Turismo, le nuove espressioni del viaggiare

Dopo tanta attendere l’approvazione di mamma Apple finalmente ha visto la luce il nostro magazine realizzato in collaboraizone con Viaggi Solidali. 15 giorni di lavoro intensissimo in cui abbiamo sperimentato il nuovo strumento  nel nuovo formato iBooks2. Attendiamo di vedere i risultati in termini di downloads e di critica.

Scaricalo gratuitamente sul tuo Ipad

http://blog.viaggisolidali.it/Fu-Turismo/Viaggi_Solidali.html

BRASILEXPRESS

Nuovo viaggio, nuovo blog.

http://brasilexpress.wordpress.com/

Vado in Brasile per lavoro: guardo un po’ di alberghi, giro per il paese. Sembra strano, ma fa parte del mio lavoro anche se lo so che non ci credete tanto o meglio non credete che si possa definire lavoro. Che vi devo dire… è così. Inauguro questo spazio che, come per “Notturno Cubano” (il blog su cuba), mi serve più che altro a raccogliere materiale sul paese. Non so bene quanto e come riusciroò ad aggiornarlo.

Stay tuned

 

Pulizie di fine anno

E’ l’ultimo dell’anno, un pomeriggio di sole invernale, freddo ma bello, di quelli “da andare a sciare”. Metto in ordine nel mio HD portatile e ritrovo un pezzi di qualche anno fa, il primo, che non ho mai pubblicato, chissà perchè. Lo rileggo insieme a voi. Un felice anno nuovo.

L’Armenia, …….

In molti avrebbero serie difficoltà a collocarla su di una carta geografica, qualcuno forse dubiterebbe della sua stessa esistenza, quasi l’Armenia fosse solo un mito antico. Ed invece esiste davvero e resiste ancora portandosi dietro il suo glorioso passato remoto ed il suo nefasto passato prossimo. Dopo l’olocausto del 1915 da parte turca, la dominazione sovietica durata 70 anni e la guerra del Nagorno-Karabakh con la vicina Azerbaigian, il paese vive da 15 anni un periodo di stabilità e di sviluppo economico, per quanto iniquo e poco distribuito.
Arrivando a Yerevan troverete una capitale moderna e dinamica. Nel suo cento “storico” avrete l’impressione di passeggiare in una città europea con ristoranti, caffè e vestiti alla moda (esposti nelle vetrine di improbabili stilisti italiano dai nomi sconosciuti). Dalla Piazza della Repubblica, cosi’ ribattezzata dal 1991, anno dell’indipendenza, fino al palazzo dell’Opera sono in corso si sta procedendo alla riqualificazione del centro storico intorno ad una grande, e per ora spoglia, via pedonale su cui si affacceranno gli appartamenti più costosi della città (6 mila euro al mq). Anche qui come in tutte le repubbliche ex sovietiche le ricchezze si sono ridistribuite velocemente in poche mani creando un’economia disomogenea dove lo stipendio medio è di 150€ mentre un l’affitto di un  bilocale costa 200€. In realtà ad oggi il paese non potrebbe sopravvivere senza le rimesse dall’estero da parte dei ricchi armeni della diaspora e dei lavoratori stagionali che a migliaia si spostano tutti gli anni in Russia.
Allontanandosi dal centro, verso la periferia di Yerevan, troverete l’Armenia “sovietica”, fatta di squallidi palazzi disadorni e decadenti simbolo ed icona di un periodo troppo recente per essere velocemente eliminato come le statue di Lenin dopo l’indipendenza. Ma fermatevi a parlare agli angoli delle strade dove la gene aspetta una Marshrutka (piccoli bus) e troverete sicuramente qualcuno che con un po’ di nostalgia vi ricorderà che nonostante tutto, allora, tutti avevano di che vivere.
Allontanatevi ancora di più, uscite dalla capitale verso i paesaggi maestosi del nord e troverete la vera Armenia. Cercate le sua piccole chiese e troverete vallate imponenti che si perdono a vista d’occhio, percorrete le sua gole e salite sui suoi altopiani e capirete perchè gli Armeni sono così legati alla loro terra ed al loro passato.
L’Ararat, la montagna biblica, con i suoi 5mila metri, immenso e maestoso, è visibile da tutto il paese, e ne è di fatto il simbolo stesso. Ora, insieme a parte dell’Armenia “Storica”, si trova in territorio turco, come a ricordare quanto questo paese sia stato privato della sua identità e  mortificato persino nei sui simboli.
Capirete allora perchè tutta l’Armenia è velata da un’impalpabile senso di affascinante tristezza e     di nostalgia per un passato importante non ancora scoperto e riconosciuto come tale.

Scrivere

Il foglio bianco non c’è più da tempo, ora si scrive su uno schermo ma la sindrome è sempre quella. Non è tanto il bianco ad intimorire quanto il carico di cose da raccontare nel modo giusto. Almeno per me.

Mi trovo nella curiosa situazione di avere un sacco di materiale a cui attigere per una interessante storia di viaggio: tanti kilomentri, una montagna di immagini ed un lungo percorso da Torino a Cape Town. “Tanta roba” come si dice. Tante cose, intimamente intrecciate, da mettere in fila, parola dopo parola con la paura di non riuscire correttamente ad esprimerle.

Il fatto è che non è stato solo un viaggio: ho corso per tre mesi attraverso l’africa sapendo di dover rientrare, ddesideroso di farlo per riprendere finalmente le fila della mia vita passata. Un bel peso, da portarsi in valigia ma anche una grande spinta. 25000 km di pensieri misti ad una quotidianità dura fatta di caldo e deserti, zanzare e strade impossibili. Tutto di corsa, tutto veloce per arrivare in tempo. Tanta fretta che forse non ho digerito il tutto, non sono riuscito a masticare le emozioni che mi hanno attrversato come ondate calde e gelide, umide e asciutte, dure e dolcissime. Uno shot continuo senza soluzione di continuità che ho soprannominato “flusso” al cui soffio mi sono lasciato andare, seguendo la corrente, facendo d’impulso prima di ragionare, reagendo prima di capire.

Non ho avuto scelta in questo. Non è stata freddezza, non è stato il sottrarmi alle lacrime o alla consapevolezza. E’ stato istinto, sopravvivenza e desiderio di raggiungere la meta futura ed insieme  ricongiungere  me stesso con quello che avevo perso otto anni fa.

Ora, solo ora, capisco che lo scrivere questa storia rappresenta riviverla, esplorarne le cavità che la contingenza ha obbligato a saltare, insinuarsi nei dubbi e nelle paure che l’hanno anticipata e nelle crisi che l’hanno accompagnata. Sciverla significa fissarla e comunicare tutta questa massa melmosa di cuore e kilometri che mi spaventa, prima di affascinarmi. So per certo che è una scelta giusta, un percorso necessario come lo è stato lo stesso viaggio. Una discesa interiore direbbero gli psicologi da bar, che mi vede ora qui, con le valigie in mano, preso da quall’ansia da partenza che sempre mi accompagna quando riempio i bagagli e chiudo la porta di casa.

Che sia un buon viaggio, me lo auguro da solo. Lo sarà, ma potrà essere definito tale solo alla fine e forse solo da voi lettori. Abbiate fede a breve continuero’ ciò che ho iniziato e se alla fone non uscira un best seller, beh allora sarò stato utile lo stesso, mio figlio leggerà ai suoi figli una bella storia che lo riguarda.

Typical Dinner Free, sostieni il progetto, condividi il post!

Temevo il suo arrivo anche se non ero sicuro sarebbe arrivata. Questa volta nessuno ne aveva parlato ancora. Io evitavo l’argomento per scongiurarne l’arrivo, ma qualcosa mi diceva che anche questa volta me l’avrebbero organizzata.
Puntuale come la Lufthansa,
l’ultimo giorno di viaggio
inevitabilmente,
è arivata
la maledettissima
CENA TIPICA!!
Nooooooooooo.
Ne ho fatte a decine dalla Spagna alla Tunisia, dalla Grecia all’Iran, tutte uguali. Ogni agenzia, ogni gruppo, ogni agente di viaggi, e corrispondente sembra non possa rinunciare a questo pacchianissimo siparietto in cui improbabili tradizioni locali si fondono a pesantissimi piatti.
La situazione in genere si ripete. In una grande sala sono stipati i nostri pallidi occidentali, le cameriere invece rappresentano l’esotismo insieme a scoglionatissimi suonatorisono tutti rigorosamente vestiti in abiti tradizionali (che di solito non nessuno si sognerebbe mai di indossare nemmeno a carnevale). Imbracciano antichi chitarroni mentre ballerine sorridenti si dimenano sul palco sorridendo alle foto. In mezzo a questa festosa atmosfera vengono serviti i più famosi piatti tradizionali che nella migliore delle ipotesi ti faranno compagnia sullo stomaco nel’interminabile volo di ritorno. Non rimane che bere e cercare di dimenticare questa pagliacciata dal sapore post coloniale che tutti sembrano apprezzare tantissimo.
Nelle versioni più tamarre per destinazioni di massa, con l’aumentare del tasso alcolico, aumenta l’audacia dei rubicondi occidentali che improvvisano la loro versione di ballo locale, ciondolando di qua e di la. I nord europei, che in quanto a tamarri competono con quelli nostri d’espatrio, hanno in genere le sbronze più comiche con audaci tentativi di approccio alle povere cameriere.
Di ritorno dall’Etiopia, da poco sopravvissuto all’ennesima cena tipica da fine tour, penso. Riporto indietro il mio gruppo con questo volo notturno che oltre a noi riaccompagna a casa i nostri occhi pieni di immagini dense di un altro mondo e le nostre pancie piene di injera e carne piccante. il volo è pieno a tappo, inutile pensare di dormire, inutile pensare di digerire, inutile forse anche solo pensare ed così inizio a delirare….
“Propongo una mozione internazionale per l’eliminazione della “cena tipica” dai programmi di viaggio. Eliminiamo queata inutile tortura!
Dillo anche tu al tuo agente di viaggio ed aiutaci a liberare il mondo da questa piaga.
I programmi liberati potranno beneficiare del logo Tdf: “TYPICAL DINNER FREE”. Con i soldi risparmiati dalla mancata cena aiutaremo la riqualificazione professionale di ballerine e suonatori senza più impiego.
Il mondo sarà un posto migliore, vedrai!!”

Hailé Selassié I, il dibattito continua

Non avevo grandi pretese, volevo solo concludere il viaggio con un bel post che in qualche modo tirasse le somme. L’Etiopia mi era piaciuta parecchio soprattutto per il suo passato imperiale, un particolare periodo di cui per altro non è rimasto molto. Nonostante questo il paese rappresenta un’anomalia nel panorama dei paesi africani: differente il clima, la morfologia, la gente, la storia, tutto insomma.

In più ero libero. Libero, senza clienti da accompagnare o un gruppo da seguire. Sebbene invitato a visitare il paese ho potuto avere un po’ di margine per capire qualcosa si più per occuparmi non solo di albeghi e chech-in. Da questa libertà è nato il blog http://terradizion.wordpress.com/: qualcghe riflessione, qualche piccolo racconto di viaggio, nulla di che. E come concludere il viaggio in Etiopia? come concludere il blog che ha per titolo un chiaro riferimento alla cultura Rastafariana? Solamente con un pezzo sul’imperatore Hailé Selassié I. Avevo letto un paio di libri a propposito ed i documento on line sono moltissimi. Quindi ho tentato di fare un umilissimo riassunto della vita di questo personaggio che sembra uscito da una fiaba, un uomo che sembra arrivare da un passato lontanissimo, l’imperatore, la corte, il simbolici leoni, i palazzi antichi che ricordano i castelli del medioevo nord europeo. Una cosina semplice, senza pretese come dicevo all’inizio, scitta in una serata e senza grandi correzioni.

Di colpo la comunità Ratafariana che aveva in passato avuto apprezzamento per la divulgazione di informazioni circa la “Terra di Zion” si è rivoltata contro di me. Di colpo sono diventato un mistificatore della realtà, blasfemo nei confronti di colui che è dio per tutti loro. Se cercate nei commenti dell’ultimo post ce ne sono di davvero duri ed altrettanto deliranti http://terradizion.wordpress.com/2010/01/18/la-controversa-figura-di-haile-selassie-i/.

Devo dire che un po’ me la sono presa. Nutro nei confronti dei “rasta” una sincera simpatia ed una profonda vicinanza legata ad antichissime amicizie fraterne. Ma non posso nemmeno mentire circa il passato meno illuminato di un personaggio che per qualcuno è dio a prescindere. Ho risposto quindi con contesia ma anche con fermezza, animando un piccolo dibattito teologico-storico on line.

Ora se cercate “Hailé Selassié” su google il mio blog esce dopo i risultati di wikipedia, incredibile. Ogni tanto mi immagino braccato da integralisti rastafariani, come Salman Rushdie per i suoi Versetti Satanici. Gruppi di rastoni intransigenti mi aspettano sottocasa, per farmi rimangiare le blasfemie scritte nel blog. Fumatissimi sicari che in nome di Jah, combattono la loro guerra santa contro questo povero scrittore imberbe non sapendo quanto quest’ultimo gli è vicino. “jah liv, braders!” e non solo per voi.

Il primo post va scritto di getto

Un altro blog, l’ennesimo o forse l’ultimo visto che racchiuderà tutti i blog precedenti.

Iniziare a scrivere sulla pagina bianca mette sempre un po’ di imbarazzo. In ogni circostanza scrivere, almeno per me, è una sitiuazione di sfida, di fatica e forse un po’ di liberazione. Ci pensavo proprio questa sera, quando riflettevo sul lungo racconto di viaggio che ho iniziato e mai finito. Il fatto è che scrivere di un viaggetto, di qualche esperienza contata, di qualche singolo episodio è una cosa. Raccontare tre mesi di viaggio e 25 mila kilomentri è un’altra. Sembrerebbe più facile perchè ci sono tante cose da dire, da descrivere, da far immaginare. Sembrerebbe di avere una montagna di materiale…. ed in effetti è così. Il problema è che ce n’è troppo e troppo intensamente vissuto.

Il viaggio è un animale interiore che cresce con i lilometri e si fonde al proprio essere. Piano piano la fusione crea un nuovo essere simile a te i cui tratti essenziali sono stati esaltati, le caratteristiche principali dell’animo diventano evidenti nella crudezza del viaggio. Si toglie il grasso intorno all’osso, si scarnifica l’essenza ultima ed esce una creatura fatta di spremuta di se stessi, nervi e cuore. E’ alla fine per questo che si viaggia. I posti sono relativi, certo non si viaggia se non si nuota nel presente dei posti se non si mangia a piene mani della quotidianità della strada. Ma questo è funzionale solo ad uno scopo più nobile, metafisico, intimo e lairamente spirituale che è il viaggio dentro se stessi.

Andare a fondo di questo viaggio è un super trip, una discesa dantesca all’essere che siamo in fondo, scoprirci nudi a migliaia di kilometri di distanza. Non avremmo più bisogno di viagiare per conoscere, per vedere come sono i posti lontano, come vive l’uomo dall’altra parte del mondo. Non ne avremmo bisogno, nel 2011. Basterebbe aprire google maps. (non mi guardare così, lo so che non è la stessa cosa). Il fatto è che non viviamo più nel medioevo e nemmeno più nell’ottocento. Non ci servono più gli esploratori, ne abbiamo già tanti. Migliaia di documentari ci hanno già descritto com’è il Sahara e come vive l’ultima popolazione indigena dell’Amazzonia. Il reportage di viaggio è morto da tempo come tutta la stampa turistica e forse non è nemmeno un male. Ma al di la della critica, non è per l’eplorazione che l’uomo ha sempre viaggiato, almeno non solo. La curiosità di sapere cosa c’è dietro l’anggolo e poi in fondo alla via, dietro la montagna ed oltre il mare è il desiderio di conoscenza che si mischia all’approfondire la consapevolezza di noi stessi. Il partire ci pone in quella situazione di libertà e di incertezza che ci rende nudi nella difficoltà della meta, nella crisi in mezzo al cammino, nella disperazione di aver smarrito la via, di esser soli, di non farcela. E non è forse la vita questa qua, non è forse la stessa cosa?

Il Viaggio è la più grande metafora della vita e saperlo raccontare bene è difficile come saper vivere bene la vita stessa.

Notturno Cubano, il nuovo blog Cuba

E’ on line il nuovo blog Cuba.

http://notturnocubano.wordpress.com/

Un’altro? si, un’altro, un’altra partenza che è, in fondo, una nuova sfida. Amo questo momento: è puro viaggio senza le paure di una partenza vera. Ci si può immergere a capofitto nello studio di un altro posto, di un’altra storia, di un altro pezzo di mondo. Nemmeno fossi io il “nostro uomo all’Avana”, studio il mio obiettivo accumulando i libri sul comodino, assediando le libraie che  smanettano disperate sul campo di ricerca dei loro database: “CUBA”.

La rivoluzione, Santa Clara, Playa Giron, il treno blindato, l’Hilton dell’Avana e la Caserma Moncada di Santiago. Da una settimana sono immerso in una storia complessa ed affascinante che ha condizionato come poche questo secolo. I documenti sono tantissimi, le opinioni infinite. Cerco di farmi la mia cercando il più possibile di ricostruire la vicenda in maniera oggettiva, di considerare le condizioni del 1959 per valutare i fatti dell’epoca. Ma per l’attualità siamo in un campo povero in tutti i sensi. Oggi cerco l’ultimo libro della più famosa blogger Cubana anche se so già che non mi basterà. Il documentario di Stone è per molti aspetti limitato e poco coraggioso sulle zone d’ombra del regime. La “Storia di Cuba” di Moscato non ha la statura del saggio che vorrebbe essere, facendo incursioni profonde in aspetti non delineati nel contesto generale. Inizio ora un’autobiografia di Castro che essendo autorizzata non credo mi dia grandi contributi sulla condizione attuale dei Cubani.

Ma il libro che mi ha ispirato più di tutti è Notturno Avana di T.J. English. Il sottotitolo racconta da solo il tema: “Mafiosi, giocatori d’azzardo, ballerine e rivoluzionari nella Cuba degli anni cinquanta”. Eh? non male vero?

E’ un ritratto lucido di un momento storico unico che ha creato le premesse di una rivoluzione considerata impossibile, contro la più grande potenza militare ed economica mondiale. Nella filosofia politica dell’epoca un sogno che si fa realtà, nella retorica “la vittoria del popolo contro l’imperialismo nordamericano”. La domanda è molto molto banale: in che maniera il sogno di libertà si è trasformato in una conclamata dittatura?

Non lo so, chiedetelo ad un professore, io sono solo un agente di viaggi. Ma datemi ancora un po’ di tempo e vi dirò la mia.

Buona lettura

Pietro

Il viaggio dei viaggio, il nuovo blog!

E’ on line il nuovo blog del mio futuro viaggio in africa: tre mesi da Torino a Cape Town Sudafrica. 25 mila kilometri attraverso la costa occidentale africana, 18 paesi, da attraversare con due fuoristrada Iveco Massif. Un viaggio a scopo umanitario in collaborazione con MUTI Onlus di Torino per il progetto Una scarpa per un sogno in cui si distribuiranno materiali sportivi ai bambini in concomitanza con i Mondiali di Calcio Sudafricani 2010. Un regista ci seguirà con la sua telecamera lungo tutto il percorso.

http://ilviaggiodeiviaggi.wordpress.com/

Seguitemi!